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lunedì 17 agosto 2020

Bruciare erbe: la guarigione spirituale secondo gli indiani d'America


I nativi del nord America usano bruciare alcune piante a scopo cerimoniale e nei riti di guarigione. E' anche una forma di aromaterapia.

Certamente una delle piante più utilizzate a questi scopi è la gliceria (Hierocloe odorata), con cui formano lunghe trecce che si possono bruciare, ma anche indossare o riporre come offerta sugli altari. Spesso il suo fumo si unisce al vapore acqueo nelle capanne sudatorie. Come i nostri incensi comuni, si ritiene che il fumo abbia un'azione purificatrice: l'intento non è di inalare il fumo ma di immergersi in esso per favorire le attività spirituali. La gliceria ha un leggero effetto soporifico, l'aroma ricorda la vaniglia e, secondo alcuni, favorisce gli stati meditativi. 

Ne parla Barrie Kavasch*, ricercatrice e storica delle culture degli indiani d'America: «Potete offrire il fumo a voi stessi. Muovete la treccia in alto e in basso per circondare di fumo la testa e il busto. Mettendo le mani a coppa, accostate il fumo al vostro cuore, questo porterà amore e attenzione. Poi portate le mani con l'offerta di fumo alla testa per ottenere chiarezza di giudizio e buoni pensieri. Se lo passate sulle braccia e sulle gambe scacciate ogni rabbia, tensione e sconforto». 

Altre erbe, spesso miscelate, formano gli incensi tradizionali di queste popolazioni. Una pianta molto popolare è la Salvia ma non quella che troviamo nei nostri supermercati (meglio non bruciarla, può far venire mal di testa). Si tratta di specie autoctone come la Salvia bianca (Salvia apiana) e la Salvia del deserto (che però non è una Salvia ma un'Artemisia). Ancora oggi sono preparate e vendute: ogni tribù ha il suo blend specifico in cui alla Salvia si aggiungono cedro, ginepro, gliceria, mesquite, uva ursina e molte altre sostanze vegetali.

Al fumo generato dalla combustione di queste piante si attribuisce la capacità di generare stati d'animo positivi, scacciando le negatività. Calmano e rilassano. Si trovano bastoncini di Salvia ma si può anche riporre la Salvia o le miscele in un bruciatore. Di solito si tratta di momenti da vivere insieme ad altre persone.

Ancora la Kavasch: «Potete passarvi il bruciatore da uno all'altro: ciascuno gode del fumo e trascorre un momento in silenzio, a pregare, prima di passarlo al prossimo. Le preghiere collettive e le energie positive di questi incontri sono stupefacenti: spesso, un reale senso di guarigione spirituale può pervadere tutti i presenti».

Ma la cosa più importante non è il fumo, che si compra, ma l'inclinazione mentale, che dobbiamo riscoprire in noi stessi.

Queste erbe da bruciare sono in vendita negli shop delle varie comunità indiane e anche nei musei e nei negozi specializzati. Ovviamente sono reperibili via internet.

*Barrie Kavasch è autrice di un testo che raccoglie un'intensa attività di ricerca sui sistemi di guarigione naturale degli indiani del nord America: 'American Indian healing arts'.

venerdì 7 febbraio 2020

Le radici europee degli Indiani d’America

camp in the foothills-piegan migrazioni europeeIl fossile di un bambino vissuto in Siberia 24 mila anni fa ha svelato agli archeologi indizi per risolvere un puzzle complesso: quello delle antiche migrazioni umane nel continente americano. Le analisi genetiche delle ossa del giovane – noto come ragazzo di Mal’ta, dal nome del villaggio vicino al Lago Baikal, dove fu rinvenuto a metà del ‘900 – indicherebbero che un terzo del DNA dei nativi americani ha origini europee, e che le popolazioni dell’Europa occidentale si spinsero, nelle loro migrazioni, più a est di quanto si credesse.
Cold case: un giallo riaperto dopo 50 anni
I resti del giovane di Mal’ta – poche ossa coperte da un lastrone di pietra rinvenute in Siberia in una campagna di scavi terminata nel 1958 – sono rimasti per oltre 50 anni all’interno dell’Hermitage, l’importante museo di San Pietroburgo, in Russia.
Solo nel 2009 un gruppo di archeologi dell’Università di Copenhagen (Danimarca) ha chiesto di poter compiere studi genetici sul fossile per trovare prove dell’origine est asiatica dei nativi americani: una delle ipotesi più condivise sull’origine dei più antichi abitanti del “Nuovo mondo” è che discendessero da popolazioni siberiane imparentate con popoli dell’Asia orientale.
L’analisi del DNA estratto dall’osso del braccio del bambino – i cui risultati sono stati appena pubblicati su Nature – ha riservato, però, due belle sorprese.

La prima è che il DNA del ragazzo è in parte simile a quello delle popolazioni dell’Europa occidentale: la prova, se i risultati venissero confermati, che durante l’ultima Era Glaciale le popolazioni europee si spostarono molto più a est, nell’area euroasiatica, di quanto si pensasse finora, fino in Siberia.

Del resto, anche non si conservano frammenti di pelle o capelli del giovane, i suoi geni fanno pensare che avesse capelli e occhi castani, caratteristiche assimilabili a quelle degli europei occidentali.
La seconda è che un’ampia porzione – il 25% – del codice genetico del bambino combacia con quella dei moderni nativi americani, mentre non sembra particolarmente affine a quello delle popolazioni asiatiche orientali. Dopo aver escluso l’ipotesi di una contaminazione del DNA con altri reperti, gli scienziati hanno condotto analisi di conferma anche su altri fossili di antichi siberiani e anch’essi mostrano marker di origine europea.
malta
Mal’ta si trova quasi al confine della Mongolia ed è relativamente vicina allo stretto di Bering che una volta era libero dall’acqua (zone in verde più scuro).
Secondo le ipotesi degli scienziati le popolazioni dell’Europa occidentale si sarebbero incrociate con quelle euroasiatiche occidentali – quelle per intenderci, del villaggio di Mal’ta – una volta migrate in Siberia: i nuovi individui avrebbero poi varcato l’area dello stretto di Bering per raggiungere il continente americano.
Secondo le analisi dei ricercatori i moderni nativi americani dovrebbero ai loro “parenti” in parte europei in parte euroasiatici tra il 14 e il 38% del loro codice genetico. La prova che i nostri antenati arrivarono nel “Nuovo mondo” ben prima di Cristoforo Colombo.
– Indiani d’America, dalla Siberia camminando sullo stretto di Bering
Scritta nel DNA l’origine siberiana, raggiunsero l’America attraverso una lingua di terra scomparsa.
Una sottile striscia di terra ghiacciata che unisce le terre più inospitali dell’Asia e dell’America, un popolo in marcia attraverso lo stretto di Bering, tra Siberia e Alaska, appena 12 mila anni fa.
E’ questa la suggestiva immagine che, per i ricercatori dell’Università del Michigan, fotografa le origini delle popolazioni native americane: un’immagine che si oppone a quella tradizionale, secondo cui i nativi di Nord e Sud America sarebbero giunti 30 mila anni fa dalla Polinesia e da altre zone dell’Asia, via mare e via terra, in ondate successive.
La nuova teoria si fonda sull’esame delle caratteristiche genetiche di 29 popolazioni americane e di due gruppi siberiani: l’equipe di genetisti ha rilevato un’unica variante genetica che caratterizza tutti i popoli americani – senza distinzione fra nord, centro e sud – e che, nel mondo, si rileva esclusivamente nella Siberia dell’est. Man mano che ci si allontana dallo stretto di Bering, le somiglianze genetiche fra siberiani e indiani americani si riducono.
Si tratta di una mutazione “giovane”, si legge ancora nella ricerca, il che fa pensare ad una migrazione relativamente recente, avvenuta in un unica soluzione : “Se ci fossero stati diversi e successivi flussi migratori e se molti dei gruppi di migranti non avessero presentato la variante, non avremmo rilevato una presenza così diffusa della mutazione nelle Americhe”, sottolinea Noah Rosenberg, genetista che ha partecipato allo studio.

lunedì 13 gennaio 2020

I capelli sono un'estensione del sistema nervoso

Secondo i nativi americani i capelli  lunghi permettono di acuire i sensi e di accedere ad informazioni extrasensoriali. Ecco perché li portavano e tutt’ora li portano lunghissimi.

Durante la guerra del Vietnam le forze speciali  del dipartimento di guerra americano furono incaricate di trovare giovani forti e con ottime capacità di  inseguimento  e rilevamento delle tracce  tra i nativi americani per convincerli ad arruolarsi nell’ esercito.

Una volta arruolati, però questi giovani sembravano perdere le capacità per le quali in precedenza si erano distinti.

Interrogate riguardo al loro scarso rendimento, le reclute risposero tutte allo stesso modo, ovvero che avendo tagliato i capelli come è d’obbligo nell’esercito, non erano più in grado di sentire il nemico. Non potevano più accedere a loro ‘sesto senso’, né fare riferimento alla loro intuizione, né leggere i segni sottili o accedere ad informazioni extrasensoriali.

Per questo motivo  il governo  americano decise di fare dei test e selezionò  altri giovani indiani, che  eccellevano  per capacità di adattamento forza e destrezza.

Poi formarono coppie di due individui che avevano ricevuto lo punteggio simile in tutte le prove. Uno dei due avrebbe mantenuto i suoi lunghi capelli l’altro l’avrebbe tagliati come era d’uso fare nell’ esercito. L’uomo con i capelli lunghi ripetutamente mantenne un alto punteggio mentre l’altro fallì i test in cui precedentemente aveva ricevuto un punteggio alto.

Ecco alcuni esempi di test
La recluta sta dormendo nel bosco. Un armata ‘nemica’ si avvicina all’uomo addormentato. L’uomo dai capelli lunghi si sveglia dal sonno da un forte senso di pericolo e si allontana molto tempo prima che il nemico sia vicino, molto prima di sentire dei rumori provenienti dal nemico in arrivo.

In un’altra versione di questo test, l’uomo dai capelli lunghi sente l’avvicinamento e in qualche modo intuisce che il ‘nemico’ eseguirà un attacco fisico. Segue il suo ‘sesto senso’ e rimane immobile, fingendo di dormire, ma afferra subito il ‘nemico’ e lo ‘uccide’ appena questo si  avvicina abbastanza.

Dopo aver tagliato i capelli il soldato falliva i test
L’uomo con i capelli lunghi  ha ripetuto i test dopo aver tagliato i capelli e in questo caso fallisce tutte le prove  e molti altri test che in precedenza aveva superato portando i capelli lunghi.

Così, il documento raccomanda che tutti i nativi americani reclutati fossero esenti dal taglio di capelli militare.

Non si sa con certezza se questa sia una storia vera o solo una  leggenda, tuttavia sottolinea quanto in alcune culture più che in altre i capelli e il loro benessere siano importanti; in qualche modo influenzano le relazioni con il mondo circostante.

Pensiamo per esempio al fatto che molto spesso le donne tagliano i capelli dopo la fine di una relazione, un modo per prendere le distanze, di tagliare i ponti con il passato, di iniziare una nuova vita partendo appunto dai capelli. Probabilmente la connessione tra capelli e l’ambiente esterno non è solo una credenza indiana ma ha una valenza anche nella società moderna.

I capelli sono un’estensione del sistema nervoso, e possono essere visti correttamente come nervi esteriorizzati, un tipo di sensori altamente evoluti, o “antenne” che trasmettono vaste quantità di informazioni importanti perché vengano processate dal cervello , dal sistema limbico e dalla neocorteccia.
Non solo: i capelli e la barba negli uomini, forniscono una informazione che raggiunge direttamente il cervello, ma i capelli emettono anche energia: l’energia elettromagnetica emessa dal cervello nel mondo circostante.

Questo è stato visto nella foto Kirlian, quando una persona viene fotografata con i capelli lunghi e poi rifotografata con i capelli corti . Quando vengono tagliati i capelli, le trasmissioni e l’invio di informazioni da e verso l’ambiente, viene grandemente ostacolato. Il risultato è che c’è un senso di “intorpidimento”.
Il taglio dei capelli è un fattore che contribuisce alla non consapevolezza dello stress ambientale negli ecosistemi locali, ma anche un fattore che contribuisce alle insensibilità nelle relazioni di ogni tipo e alla frustrazione sessuale..

CONCLUSIONE
I capelli sono un dono straordinario della natura. e forse per gli uomini tagliarseli cortissimi o a”zero”, magari solo per “migliorare l’estetica”, nascondendo diradamenti e peluria  fine sulla testa   non è una buona soluzione, cosi come tenere sempre la barba rasatissima sempre. Molto meglio lasciarli crescere cosi come sono senza neanche tingerli più. E da un punto di vista yogi, i capelli lunghi contribuiscono ad accrescere l’energia Kundalini che aumenta la tranquillità, la vitalità e l’intuizione.

Si dice anche che tagliare i capelli impedisca la trasmissione di luce dalle ossa della fronte alla ghiandola pineale, che colpisce l’attività del cervello, la tiroide, e gli ormoni sessuali.
I capelli dirigono anche l’energia solare per i lobi frontali, dove si svolge la meditazione. Questi agiscono come “recettori”, come condotti che permettono una maggiore quantità di energia cosmica
La storia di Dalila e Sansone nella Bibbia contiene molta verità in codice in serbo per noi. Quando Dalila taglia i capelli di Sansone, Sansone, un tempo invincibile- fu sconfitto.